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ALFABETO FONETICO INTERNAZIONALE TESTO ORIGINALE ITALIANO di Veronica Villa COPYRIGHT di: Casiraghi Jones Publishing srl PUBBLICATO SU: English4Life n. 6 pag. 28-29 Nonostante English4Life utilizzi un suo proprio sistema fonetico per insegnare la corretta pronuncia dell’inglese, la conoscenza dell’alfabeto fonetico internazionale è comunque indispensabile per poter utilizzare la maggior parte dei dizionari professionali. In questo articolo, Veronica Villa ci racconta come è fatto e come ci può essere utile. |
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L’importanza della fonetica Dal punto di vista strettamente fonetico, per pronunciare una parola noi emettiamo una serie di suoni (fonemi). Quando scriviamo usiamo invece le lettere, che abbiamo imparato, fin dalle scuole elementari, ad associare in modo convenzionale ai suoni. Ma ad una singola lettera del nostro alfabeto non corrisponde necessariamente un singolo suono. In italiano pensiamo per esempio alla parola “chiesa”, dove “ch” è pronunciato convenzionalmente con un solo suono, cioè come “c” in “cosa”. O in inglese pensiamo a “high”, dove “gh” non viene pronunciato affatto. Le lettere dell'alfabeto, unità minime della nostra scrittura, non corrispondono dunque ai fonemi, unità minime dei suoni della pronuncia. Il rapporto tra lettere e suoni è dunque altamente convenzionale, sviluppato all'interno di ogni lingua nel corso dei secoli e condizionato da innumerevoli cambiamenti storici (migrazioni), sociali (usi scritti) e più specificatamente linguistici (mutazioni). L'inglese e l'italiano sono imparentati in modo piuttosto stretto, si può dire che siano lingue “cugine”: entrambe sono lingue indoeuropee, ma l'inglese è una lingua derivata dal ceppo germanico, mentre l'italiano è derivato dal latino. L'alfabeto che utilizzano è sostanzialmente lo stesso (tranne per le lettere in più dell'inglese), ma le convenzioni che legano lettere e fonemi sono radicalmente diverse. Noi abbiamo comunemente l'impressione che l'italiano “si pronunci come si scrive” (cioè che le lettere e i suoni corrispondano) e siamo tentati di pensare che invece in inglese ci sia una totale incoerenza tra scrittura e pronuncia. In effetti in inglese le regole che legano lettere e fonemi sono molto complesse, al punto che non si è mai sicuri di come si pronuncia una parola finché non la si sente. Questo accade perché l'inglese ha subito varie mutazioni in seguito alle migrazioni dei popoli germanici, durante le varie vicissitudini di Angli e Sassoni nelle terre isolate che prima erano celtiche, e, in seguito, al contatto con il francese. Ma in realtà anche un inglese ha l'impressione che l'italiano non si pronunci come si scrive! Tutto dipende dalle convenzioni che legano la scrittura e la pronuncia, che tutti noi impariamo da bambini. Ognuno di noi tende a pensare che la propria lingua madre “si legga come si scrive”, si tende cioè a valutare le altre lingue con il proprio metro. Ma quando si inizia lo studio di una lingua straniera è necessario apprendere le sue regole fonetiche specifiche, senza “pregiudizi” linguistici. Se queste regole sono abbastanza simili a quelle dell'italiano (come accade per esempio con il tedesco) non ci sarà bisogno di un grande sforzo, ma se sono molto diverse (come in inglese) bisognerà applicarsi maggiormente.
Perché
nasce l’alfabeto fonetico internazionale
Simboli “strani” ma utili
Senza bisogno di iscriversi ad un corso di fonetica o di studiare un manuale di linguistica, è possibile imparare a riconoscere facilmente i simboli fonetici più comuni e significativi, in modo da essere in grado di leggere almeno indicativamente le utilissime pronunce scritte sui dizionari.
Elementi di fonetica (senza pretese di completezza) Le consonanti si distinguono a seconda del punto in cui il suono viene emesso (per esempio sui denti, sul palato, sull'ugola...) e del modo in cui viene emesso (nasale, vibrante, affricato etc.). Per esempio la “d” è un suono dentale perché per produrlo si appoggia la lingua ai denti, ed è anche n suono esplosivo (plosivo, in linguaggio fonetico) perché si produce staccando improvvisamente la lingua dai denti stessi. La “n” è dentale e nasale, perché il naso partecipa alla produzione del suono (se mettete la mano davanti al naso sentirete l’aria uscire ogni volta che dite “n”). La “r” è altrettanto dentale ma è vibrante, perché per produrla si fa vibrare la punta della lingua sui denti. Il comune difetto di pronuncia che chiamiamo “erre moscia” è proprio l'incapacità di far vibrare la lingua sui denti, mentre la “erre francese” è prodotta facendo vibrare la parte medio-terminale della lingua sull'ugola. Una affricata si produce invece creando uno stretto passaggio e soffiandovi l'aria, come per “th” e “dh” o per le più familiari “f” e “v”.
ð Il suono è identico, ma sonoro perché le corde vocali vibrano, come in “that”. Anche questa non esiste in italiano. z È la “s” sonora di “rosa” e di “rose” in inglese. g Si intende la “g dura” di “gara” e di “gone” in inglese. k Il suono velare “ch” di “chiesa” e “k” di “key” in inglese.
Diversamente le vocali si distinguono a seconda del grado di apertura della bocca e a seconda del coinvolgimento anteriore, medio o posteriore della bocca stessa. La “a” aperta rappresenta l'apertura totale posteriore, la “i” quella minima anteriore (si parla infatti di triangolo vocalico). æ È un suono a metà tra la “a” e la “e”, più chiuso di “a” ma più aperto di “e”. Nei dizionari noteremo anche dei piccoli segni, simili ad apostrofi, virgole e due punti, all'inizio, durante o alla fine delle parole. Si tratta di utili indicazioni di accento e intonazione. Un piccolo apice in alto indica l'accento primario, cioè l'inizio della sillaba su cui si concentra l'emissione sonora. Una piccola virgola in basso indica l'accento secondario, un'altra emissione sonora significativa ma meno intensa. I due punti indicano che il suono vocalico precedente è lungo, cioè bisogna soffermarsi su di esso per più tempo. Questi pochi simboli bastano per imparare a leggere in modo efficace la notazione fonetica sui dizionari. Volendo ci si può anche cimentare in un dettato fonetico, o si può provare a leggere la trascrizione di parole note, per esercitarsi. Conoscere l'alfabeto fonetico internazionale, anche se in modo sommario, aiuta a percepire la natura fonetica delle lingue, a conoscere i suoni, e soprattutto aiuta a pronunciarli correttamente. Un piccolo sforzo nell'imparare gli elementi più importanti di questo alfabeto porta ad un grande miglioramento della propria abilità nella pronuncia e permette una maggiore potenzialità di apprendimento. |
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L'ALFABETO FONETICO INTERNAZIONALE E LA NOSTRA PRONUNCIA GUIDATA
Perché English4Life ha scelto di utilizzare un
proprio sistema di Pronuncia Guidata anziché usare l’AFI? Non è stato un
capriccio: i motivi sono sostanzialmente 5.
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