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Rivoluzione inglese e monarchia costituzionale
TESTO ORIGINALE TRATTO DA: http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_inglese_e_monarchia_costituzionale
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Nella prima metà del XV secolo la borghesia inglese, in via di rapida ascesa, non era più disposta a lasciare nelle mani del re il potere esclusivo di decidere sulle condizioni generali dell'agricoltura, dell'industria, dei commerci e, sulla politica complessiva del regno.

Gli scontri fra la Camera dei Comuni e la Corona, portarono alla rivoluzione durante il regno di Carlo I (1625-1649). Il governo di Carlo I rimase senza il controllo del Parlamento dal 1629 al 1640 e impose al Paese un regime assolutistico.

Un'insurrezione in Scozia, fra il 1638 e il 1639, costrinse il re a riconvocare il Parlamento per ottenere i finanziamenti necessari a condurre l'azione repressiva contro i rivoltosi, ma dovette affrontare l'opposizione dei deputati, decisi a porre fine all'arbitrio del sovrano. Nonostante lo scioglimento precoce del Corto Parlamento (maggio 1640), la guerra contro la Scozia lo costrinse a riconvocarlo e le rivendicazioni dell’assemblea furono riprese dal Lungo Parlamento (1640-1653).

Il Parlamento, guidato da John Pym, nel 1641, presentò una "Grande Rimostranza", chiedendo riforme e condannando gli abusi, mentre i cattolici irlandesi si sollevavano.

Un tentativo fallito di Carlo I di arrestare i maggiori esponenti dell'opposizione parlamentare (gennaio 1642) scatenò la guerra civile. Dalla parte del re si schierarono i nobili e le regioni più arretrate del Paese, dalla parte del Parlamento la borghesia e le regioni più progredite, facenti capo a Londra.

Oliver Cromwell, uomo di profonda fede puritana e di grande intelligenza politica, organizzò l'esercito parlamentare (New Model Army) e lo guidò alla vittoria; poi, epurato il Parlamento dei deputati moderati e decapitato il re (febbraio 1649), stroncò brutalmente l'insurrezione irlandese (1650), sconfisse gli Scozzesi e, mentre il Paese, diviso fra monarchici e radicali, rischiava di sgretolarsi, salvò la rivoluzione esercitando un potere dittatoriale, sancito dalla sua nomina a Lord Protettore (1653).

Mediante una fortunata politica estera (guerra contro l'Olanda per imporle l'Atto di navigazione del 1651; accordi vantaggiosi con Danimarca, Svezia e Portogallo), Cromwell favorì lo sviluppo economico dell'Inghilterra, che acquisì una posizione di primaria importanza sul piano internazionale; nella politica interna egli impose però al paese un pesante controllo, ispirato a rigidi principi religiosi e morali.

Alla sua morte (1658), dopo un breve periodo di caos, la monarchia fu restaurata e salì al trono Carlo II (1660-1685), ma quando Giacomo II, successore di Carlo II, tentò di ristabilire l'assolutismo, fu deposto. Gli successe Guglielmo III d'Orange (1689-1702), che fu riconosciuto come sovrano dal Parlamento solo a patto ch'egli accettasse una Dichiarazione dei diritti, intesa a stabilire in modo univoco i limiti del potere regio.

Il nuovo regime fu, dunque, una monarchia costituzionale, sottoposta ad un effettivo controllo del Parlamento. Entro i limiti imposti dalla situazione concreta, si attuavano così i principi elaborati da John Locke che, contestando le dottrine di Thomas Hobbes, teorico dell'assolutismo, concepì lo Stato come istituzione rivolta a salvaguardare la libertà e i "diritti naturali" dei cittadini.

Classi e idee nella rivoluzione inglese

I contrasti fra la Corona e il Parlamento si inasprirono durante il regno di Carlo I Stuart (1625-1649), e si tradussero nella guerra civile, nel regicidio e nella proclamazione della repubblica. Da una parte si schierarono il re ed i suoi sostenitori: i nobili che ricavavano le proprie rendite da ciò che sopravviveva del sistema feudale, i loro fittavoli, i loro servi e l’alta borghesia, legata alla monarchia perché ne aveva ottenuto privilegi e monopoli a scapito della rimanente classe media. Dall'altra si allinearono la piccola e media borghesia e i nobili avviati ad uno sfruttamento capitalistico delle loro terre.

Il Parlamento aveva l'appoggio dell'Est e del Sud, zone ricche e relativamente sviluppate, e di quasi tutte le città di qualche importanza, mentre il re controllava le zone arretrate del Nord e dell'Ovest, dove il feudalesimo era più forte, ma in queste stesse zone, i distretti della produzione tessile ed i maggiori porti di mare furono fortezze della resistenza parlamentare. La borghesia inglese, alla quale molto avevano giovato la vittoria sull'Invincibile Armata (1588) e l'indebolimento della Spagna ormai incapace di controllare l'Atlantico e il Mediterraneo, si stava affermando come la più potente d'Europa: commercio, industria ed allevamento prosperavano.

La prosperità dei borghesi che grazie alla proprietà fondiaria partecipavano all'amministrazione del Paese, diventavano influenti nelle elezioni e nel Parlamento ed aspiravano alle cariche nella Chiesa, nell'esercito, nello Stato, fomentò l'ostilità dei nobili, le cui rendite erano rimaste fisse e ed erano ormai inadeguate all'aumento dei prezzi.

Lo sviluppo del capitalismo nelle campagne e nelle città stava progressivamente riducendo le fonti vitali cui attingevano la nobiltà e la Corona, e l’impegno di Carlo I nella difesa delle prerogative regie nasceva dalla consapevolezza che l'abbandono dell'assolutismo avrebbe significato la cessione del potere alla nuova classe dirigente borghese.

La borghesia, d’altronde, non poteva accettare i controlli che la monarchia tentava di imporre all'attività economica e rifiutava il metodo dei monopoli che il re vendeva a ristrette oligarchie di mercanti. Perciò la borghesia chiedeva una costituzione, e si batteva contro l'episcopalismo anglicano, supporto dell'assolutismo regio. Inoltre nella coscienza dei capi della rivoluzione prevalevano gli argomenti politici e soprattutto religiosi.

L'assolutismo di Carlo I

Il contrasto di classe si manifestò in un primo tempo come tensione fra Corona e Parlamento. I rappresentanti della Camera dei Comuni pretesero di controllare il potere esecutivo e di approvare i ministri del re, si ribellarono contro gli arresti ordinati arbitrariamente dal re e contro ogni tentativo regio di imporre tasse che non fossero state approvate dai rappresentanti stessi, avversarono l'episcopalismo della monarchia in nome di una concezione più democratica (presbiteriana) della vita religiosa.

Il Parlamento, sciolto più volte fra il 1625 e il 1626, dovette però essere nuovamente convocato da Carlo I nel 1628, perché approvasse le tasse necessarie a finanziare una spedizione in appoggio degli ugonotti assediati dal Richelieu a La Rochelle. Ma la Camera dei Comuni rifiutò di votare la contribuzione se non venivano prima riconosciuti i suoi diritti, e formulò una Petizione dei diritti, che il re approvò, pensando di eluderla nella pratica.

La spedizione in aiuto degli ugonotti di La Rochelle fallì, nel marzo del 1629, Carlo I sciolse ancora una volta la Camera e, per undici anni, governò senza Parlamento, tentando di edificare un solido regime assolutistico. Per eludere ogni controllo il re ricorse ad una serie di artifici fiscali che, senza essere formalmente dei veri e propri tributi, per i quali sarebbe occorsa l'approvazione del Parlamento, gli garantirono delle entrate costanti.

Carlo I procedette sulle vie dell'assolutismo anche nel campo della giustizia: attribuendo la massima importanza ai tribunali speciali, docili strumenti della sua volontà. Nel Consiglio privato, costituito da pochi uomini scelti dal re e fidatissimi, primeggiavano Thomas Wentworth conte di Strafford che era stato fra i capi dell'opposizione, ma che, convintosi della necessità di un forte governo centrale, rimase fino all'ultimo fedelissimo servitore del sovrano e William Laud, arcivescovo di Canterbury, che organizzò attivamente la repressione di ogni tendenza religiosa non conformista.

Ancora una volta l'episcopalismo anglicano sostenne il potere regio: consacrò il diritto divino del re, considerò come peccaminosa ogni affermazione rivolta a limitare le prerogative reali, proclamò che ogni resistenza al re era da condannare come atto di ribellione a Dio. La politica di Carlo I, rivolta alla sistematica edificazione dell'assolutismo, non trovò però sostegno nelle condizioni oggettive del Paese, perciò l'assolutismo non riuscì ad imporsi realmente in tutto il regno. Nulla vi era in Inghilterra che si avvicinasse agli eserciti continentali, strumento necessario di ogni assolutismo. Lo stesso rigoglio economico della Gran Bretagna, favorito dal non aver preso parte alla guerra dei trent'anni che imperversa in Europa, rafforzò la borghesia e la rese più capace di resistere all'arbitrio regio.

Mentre in Inghilterra l'opposizione all'assolutismo regio si acuiva, in Scozia, dove Laud aveva voluto introdurre, ad umiliazione del presbiterianesimo locale, le strutture episcopali della Chiesa anglicana, mentre Carlo I aveva minacciato di confiscare i beni cattolici che erano stati distribuiti ai nobili ai tempi dello scisma da Roma, il malcontento esplose in aperta ribellione. La nobiltà e il clero presbiteriano scozzesi formarono un blocco compatto, che per motivi religiosi, economici e politici fra il 1638 e il 1639 passò dalla denuncia contro il "papismo" del sovrano alla guerra armata vera e propria. Pertanto, per reperire i mezzi finanziari indispensabili a reprimere la ribellione scozzese, dopo undici anni di assolutismo, Carlo I dovette convocare di nuovo il Parlamento (aprile 1640).

Dal "Corto Parlamento" alla guerra civile

Guidata da John Pym e da Hampden, la nuova Camera pose come condizione l'annullamento di tutta la legislazione assolutistica del precedente decennio.

Perciò, dopo meno di due mesi, Carlo I sciolse l'assemblea che, per la sua brevissima durata fu detta "Corto Parlamento", ma la minaccia scozzese diveniva sempre più pericolosa, mentre le poche truppe mercenarie del re subivano una serie di sconfitte che resero necessario un governo sostenuto dall'appoggio dei rappresentanti del popolo.

Così, ai primi di novembre dello stesso 1640, Carlo I fu costretto a convocare una nuova Camera che durò, con alterne vicende, sino al 1653 e fu perciò detta "Lungo Parlamento" (1640-1653). Il Parlamento procedette prima di tutto al sistematico smantellamento del sistema assolutistico costruito da Carlo I fra il 1629 e il 1640: gli artifici fiscali furono abrogati, i tribunali speciali furono sciolti, la Chiesa anglicana fu sottoposta ad una Commissione di controllo, ai vescovi fu interdetta ogni interferenza negli affari politici. Strafford e Laud furono condannati a morte. Nel 1641, i cattolici Irlandesi insorsero contro l'esoso dominio degli Inglesi protestanti, ne sterminarono alcune migliaia e minacciarono di spazzarli via dalla propria isola.

Il comando dell'esercito da reclutare per la repressione della rivolta sarebbe spettato di diritto al re, ma poiché egli lo avrebbe usato non contro gli Irlandesi ma contro il Parlamento questo esitava ad ordinare il reclutamento. Il re, il 3 gennaio del 1642, irruppe con una scorta armata nell'aula parlamentare con l'intenzione di arrestare Pym, Hampden e altri esponenti dell'opposizione. L'atto provocatorio fallì, perché gli oppositori, avvertiti avevano avuto modo di mettersi in salvo, ma Carlo I dovette abbandonare Londra, rifugiandosi al Nord, mentre il Parlamento accantonava la questione irlandese e s'apprestava ad affrontare l'ormai inevitabile guerra civile.

Le guerre civili

Le forze più vive e più ricche della nazione appoggiavano il Parlamento: le città manifatturiere e commerciali, i porti, gli squires (gentiluomini di campagna) che avevano più stretti contatti col mondo degli affari, alcuni esponenti della nobiltà, come i conti di Essex e di Manchester che assunsero inizialmente il comando degli eserciti parlamentari e Londra stessa.

La natura composita delle forze sociali che costituivano il blocco rivoluzionario fu però fonte di divisioni che emersero nel corso della guerra. L'avversione all'assolutismo regio e all'episcopalismo anglicano era il denominatore comune di tutte le correnti, ma ben diverse sono le prospettive dei due partiti che si stavano formando: il moderato e il radicale.

I moderati, guidati dai conti di Essex e di Manchester, rappresentavano i grandi proprietari terrieri e i mercanti più ricchi; essi professavano la religione presbiteriana e volevano una Chiesa di Stato, benché non più controllata dai vescovi, ma retta da un consiglio degli anziani e da un’assemblea generale.

I radicali rappresentavano la borghesia terriera e imprenditoriale, gli artigiani e tutti coloro che non erano disposti a venire a compromessi col re: pur appartenendo a diverse confessioni protestanti, essi si dichiararono indipendenti, perché erano fautori di una Chiesa decentrata e democratica, che lasciasse ampio margine di libertà alle singole congregazioni e ai singoli individui (fatta eccezione per i cattolici).

Dal punto di vista militare, la situazione immediata era favorevole al re, perché era appoggiato dalla maggioranza dei nobili, ben più esperti degli avversari nell'arte della guerra. L'esercito dei Cavalieri, così detto per l'estrazione sociale dei suoi comandanti, ottenne infatti, nel 1643, notevoli successi.

Fra il 1643 e il 1645, però, Oliver Cromwell, riuscì a realizzare una riforma nell'esercito parlamentare (detto delle Teste Rotonde, perché i borghesi, al contrario dei nobili, usavano portare i capelli corti) non solo tecnica, ma anche etico–politica (mira a reclutare uomini che abbiano timor di Dio e coscienza di ciò che fanno). L'Esercito Nuovo Modello (New Model Army), rinnovato nello spirito, nell'armamento, nell'organizzazione, fu lo strumento della vittoria della rivoluzione sul re e della vittoria di Cromwell sui moderati presbiteriani.

Duramente sconfitto a Marston Moor (luglio 1644) e a Naseby (giugno 1645), Carlo I si rifugiò presso gli Scozzesi (maggio 1646) che, nel gennaio del 1647, lo consegnano al Parlamento. La prima fase della guerra civile era conclusa.

La maggioranza moderata del Parlamento, d'accordo con gli Scozzesi, chiedeva semplicemente che il re rinunciasse all'episcopalismo, aderendo all'introduzione della Chiesa presbiteriana in tutto il regno (Inghilterra, Scozia, Irlanda) e accettando che l'esercito finisse posto sotto il controllo del Parlamento per vent'anni, Ma il re non era disposto a nessuna concessione mentre l'esercito premeva per una soluzione radicale. Cromwell con il suo immenso prestigio riuscì ad indurre le truppe alla calma.

Quando il Parlamento intimò l'immediato scioglimento dell'esercito, senza neppure pagare alle truppe gli arretrati (maggio 1647), Cromwell abbandonò Londra e raggiunse il Nuovo Modello, pur continuando a svolgere opera moderatrice. Nel giugno del 1647 egli contribuì a far approvare una dichiarazione dell'esercito, che si limitava a chiedere che la Camera dei Comuni fosse sciolta e che fossero indette nuove elezioni. Né Carlo, né il Parlamento, né la cittadinanza di Londra, schierata ora dalla parte dei moderati presbiteriani, erano però disposti alla minima concessione, sicché il Paese, precipitò di nuovo nel caos.

Cromwell ,convinto che il seguito degli avvenimenti avesse dimostrato che Dio condannava il re e i suoi sostenitori, guidò il Nuovo Modello contro gli Scozzesi, li sconfisse a Preston (agosto 1648).

Il re sembrava ormai disposto alle più ampie concessioni nelle trattative col Parlamento (settembre 1648), ma gli esponenti del Nuovo Modello, diffidarono della manovra e presentarono al Parlamento una Rimostranza, tutta riassumibile nel suo primo, chiarissimo articolo: "Il re sia portato davanti alla giustizia, perché egli è la causa di tutti i mali".

Rimasti senza risposta, occuparono Londra e epurarono il Parlamento di tutti i deputati moderati - presbiteriani - filomonarchici (dicembre 1648). Ridotto a un centinaio di membri, il Troncone di Parlamento (Rump Parliament) condannò a morte il re: la sentenza, recante la firma di Cromwell, venne eseguita il 9 febbraio 1649. La decapitazione del re sconvolse buona parte della popolazione e il rischio di una rinnovata insurrezione monarchica consentì a Cromwell di instaurare un potere dittatoriale.

Gli Scozzesi avevano riconosciuto come sovrano Carlo II, figlio di Carlo I, l'insurrezione irlandese era ancora in corso perché le guerre civili avevano impedito di organizzare una spedizione repressiva: I Levellers, fautori di una democrazia basata sul suffragio universale e di un rinnovamento sociale a favore delle classi più disagiate, d'accordo col Cromwell solo a proposito del destino da riservare al re, erano di nuovo all'apposizione.

Essi persero però ogni rilevanza, dopo che l'ammutinamento di alcuni reparti da loro subornati fu duramente represso fra l'aprile e il maggio del 1649.

Cromwell provvide prima di tutto a reprimere l’insurrezione in Irlanda, (1650) ricorrendo a stragi di intere popolazioni, infatti, ritenne che non si dovesse usare misericordia verso i cattolici-papisti.

Le uccisioni e le confische di terre a favore dei vincitori ridussero gli Irlandesi in condizioni tali, che buona parte di loro dovette abbandonare la patria e cercare rifugio in America.

Cromwell guidò quindi il Nuovo Modello contro gli Scozzesi e, mentre Carlo II si rifugiava in Francia, li costrinse alla resa. Alla Scozia fu però riservato un trattamento ben diverso da quello toccato all'Irlanda, tanto che il paese poté presto riprendersi e iniziare il processo di fusione con la nazionalità inglese.

Al suo rientro in Londra (settembre 1651), Cromwell si impose come la massima autorità del paese, dapprima con un difficile rapporto col Rump Parliament, poi, dopo lo scioglimento di questo (aprile 1653), con sempre maggiore peso. Al colmo del suo prestigio, egli ottenne il titolo di Lord Protettore (1653), che, riconoscendogli il diritto di nominare un successore, gli conferì un potere quasi monarchico.

Dopo la sconfitta dell'Irlanda e della Scozia, Cromwell poté consolidare il nuovo regime. I suoi ripetuti tentativi di farsi assistere da rinnovati organi parlamentari, ebbero però esiti negativi, perché si fondavano sul contraddittorio proposito di evitare il soverchio accentramento del potere, ma nello stesso tempo di non fornire nessuna occasione di rivincita ai monarchici, che in elezioni veramente libere avrebbero ottenuto notevoli successi.

Efficace fu invece l'azione promossa dal Lord Protettore per la moralizzazione del clero, che fu affidata a una commissione, incaricata di allontanare i sacerdoti moralmente indegni, senza operare però discriminazioni di carattere ideologico. Ciò corrispondeva puntualmente al disegno del Cromwell, rigidissimo sulla questione morale, ma favorevole alla tolleranza religiosa nell'ambito del protestantesimo e nei limiti compatibili col regime.

Le leggi furono aggiornate e semplificate, i costi dei procedimenti giudiziari abbassati, la qualità dei giudici decisamente migliorata. Le Province Unite Olandesi, uscite vittoriose dalla lotta contro la Spagna e ottenuto con la Pace di Westfalia (1648) il riconoscimento della propria indipendenza, erano diventate uno dei più ricchi e dei più progrediti Paesi d'Europa.

Nell'agricoltura, nell'allevamento del bestiame, nella pesca, nell'industria tipografica, nell'attività bancaria, nella marina mercantile gli Olandesi non erano secondi a nessuno. Le Province Unite erano perciò il naturale concorrente dell'Inghilterra, che peraltro, sin dai tempi di Elisabetta, le aveva efficacemente aiutate a liberarsi dal dominio spagnolo. In nome della tradizionale amicizia, l'Inghilterra offrì all'Olanda un trattato di unione commerciale e politica così vincolante che l'Olanda, alla quale la libertà di movimento era assolutamente necessaria, fu costretta a rifiutarlo.

Cromwell intraprese una guerra economica. Nell'ottobre del 1651 egli fece votare dal Rump Parliament un Atto di navigazione che vietava l'accesso in Inghilterra di qualsiasi merce che non fosse trasportata o da naviglio inglese o da naviglio appartenente al Paese di provenienza delle merci stesse. L'Atto di navigazione mentre favoriva lo sviluppo della marina mercantile inglese, era chiaramente rivolto contro gli Olandesi, per i quali il trasporto delle merci era una delle principali attività.

Nonostante i successi la dittatura di Cromwell ebbe anche aspetti negativi. Entro certi limiti il dissenso dottrinario era ammesso (e perciò il non conformismo, ma ogni libertà nei costumi fu negata sino al punto di chiudere i teatri e le taverne come luoghi di perdizione).

Quando Cromwell morì, nel settembre del 1658, per un breve periodo governò suo figlio Riccardo, poi l'Inghilterra rischiò di precipitare nuovamente nell'anarchia. Si fece allora strada l'ipotesi di una restaurazione monarchica. Carlo II che si trovava a Breda, nelle Province Unite, per accattivarsi l'opinione pubblica, promise l’amnistia per i rivoluzionari e pieno rispetto dei diritti del Parlamento e della libertà di coscienza. Il nuovo Parlamento, nel quale prevalevano i moderati invitò Carlo II a riassumere la corona a tali condizioni (1660).

La restaurazione non significava un ritorno al passato: la differenza fra la monarchia restaurata e quella precedente la rivoluzione era evidente nel fatto che non era stato Carlo II a convocare il Parlamento, ma il Parlamento a "convocare" Carlo II.

Nei primi anni del regno di Carlo II (1660-1685), gli Inglesi godettero di una libertà assai più ampia di quella concessa dalla dittatura del Cromwell. I primi screzi fra Corona e Parlamento si manifestarono nel 1672, quando il re emanò un Decreto di indulgenza che concedeva libertà religiosa a tutti i dissidenti, compresi di fatto i cattolici.

L'iniziativa, fece nascere il sospetto che la tolleranza nei confronti dei cattolici fosse rivolta a compiacere la Francia di Luigi XIV, alla quale Carlo II vendette Dunkerque e da dove venivano pressioni e finanziamenti, intesi a favorire lo sviluppo di una politica assolutistica in Inghilterra.

Perciò il Parlamento rispose al Decreto di indulgenza con l'approvazione di un Atto di prova (Test act) che precludeva ogni carica pubblica a chiunque non professasse le dottrine della Chiesa ufficiale inglese (1673). Il Parlamento successivo nel 1679 approvò un Atto di esclusione che toglieva i diritti di successione a Giacomo Stuart, fratello del re e suo erede presunto, a tutti noto come cattolico e come fautore dell'assolutismo.

In questo periodo si costituirono due partiti:

1.      i sostenitori delle prerogative reali (Tories)

2.      coloro che rivendicano i diritti del Parlamento e avversano lo strapotere del re (Whigs).

Il primo era il partito dei grandi proprietari terrieri e del clero anglicano, nel secondo prevalevano le classi medie mercantili, guidate da una parte dell'alta aristocrazia.

La lotta fra Corona e Parlamento si inasprì tanto che Carlo II, dal 1681, governò senza Parlamento. Ciò nondimeno, quand'egli morì nel 1685, per evitare nuovi disordini, nonostante l'Atto di esclusione, Giacomo II (1685-1688) ottenne il trono.

Il sovrano non aveva, infatti, figli maschi, e le due figlie, erano sposate l'una a Guglielmo d'Orange, statolder d'Olanda, e l'altra a Giorgio di Danimarca, entrambi protestanti. Ciò rassicurò gli Inglesi, infatti, sembrava escluso il pericolo di una dinastia cattolica ossia filofrancese e assolutistica. Il regno di Giacomo Il esordì con una ribellione nelle regioni dell'Ovest (1685), nella quale i ceti inferiori della popolazione, di religione puritana, presero le armi nel tentativo di porre termine alle persecuzioni cui erano sottoposti. La repressione ordinata dal re fu eccessiva e gli alienò le simpatie anche dei suoi più convinti sostenitori.

Negli anni successivi il re moltiplicò gli arresti arbitrari, distribuì a cattolici di sua fiducia importanti cariche nell'esercito e nell'amministrazione, e reclutò truppe fra gli Irlandesi, coll'evidente proposito di utilizzarle contro i suoi sudditi inglesi.

Nel giugno del 1688, dalla seconda moglie del re nacque un figlio maschio, battezzato secondo il rito cattolico col nome di Giacomo. Gli Inglesi non accettarono il perpetuarsi di una dinastia cattolica, assolutistica e legata alla Francia di Luigi XIV (che proprio in quegli anni aveva revocato l'editto di Nantes e perseguitato gli ugonotti e conduceva una politica di egemonia sull'intero continente europeo, in contrasto con gli interessi dell'Inghilterra).

I Tories stessi abbandonarono il re . Gli Inglesi offersero il trono al genero di Giacomo II, il protestante Guglielmo d'Orange, che, avendo già dovuto combattere contro Luigi XIV offriva le migliori garanzie di abbandonare la politica filofrancese degli Stuart.

Guglielmo d'Orange accettò la proposta e nel 1688 sbarcò sulle coste d’Inghilterra. Giacomo II lasciò Londra e si rifugiò in Francia, presso Luigi XIV. Il Parlamento lo dichiarò decaduto e proclamò sovrani d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange (1689–1702). e sua moglie Maria II Stuart.

Non fu però, semplicemente una sostituzione di sovrani, ma un radicale mutamento del regime: i nuovi sovrani dovettero, infatti, accettare non una Petizione, ma una Dichiarazione dei diritti, dettata dal Parlamento, che poneva precisi limiti all'esercizio della loro autorità.

La dichiarazione, infatti, proclamava fra l'altro, che è illegale sospendere l'esecuzione delle leggi senza l'approvazione del Parlamento, che ogni tassa doveva essere sancita dal Parlamento, che solo il Parlamento poteva autorizzare il re ad arruolare un esercito in tempo di pace, che i membri della Camera dei Comuni e della Camera dei Lord erano responsabili solo di fronte alle Camere stesse dei discorsi tenuti nei dibattiti parlamentari.

Il nuovo regime era una monarchia costituzionale, controllata dalla borghesia e dalla stessa nobiltà. Sarebbe del tutto anacronistico parlare di "democrazia" nell'accezione attuale del termine, perché il Parlamento non rappresentava affatto l'intero corpo della nazione, ed era, anzi, lo strumento di potere di una minoranza, ma si trattava di una minoranza capace di promuovere lo sviluppo delle forze produttive e quindi di esercitare un'effettiva egemonia anziché un semplice dominio imposto con la forza.

Si compiva così un passo significativo verso un regime nel quale la sovranità della legge si sostituisce all'arbitrio regio. Da quel momento nessun sovrano inglese osò più governare senza il Parlamento o contro di esso.

Nel 1695 fu abolita la censura sulla stampa. Nel 1701 un Atto di successione, per evitare che l'ultimo erede di Giacomo II potesse rivendicare il trono stabilì che, poiché Guglielmo III non aveva eredi, alla sua morte gli sarebbe succeduta Anna di Danimarca (sorella di Maria II), e a questa i discendenti di Sofia Stuart, una nipote di Giacomo I andata sposa al principe di Hannover (madre di Giorgio I).

Secondo la volontà del Parlamento, dopo i regni di Guglielmo III, morto nel 1702, e di Anna Stuart (1702-1714) - Giorgio I (1714-1727, figlio di Sofia) diede inizio alla nuova dinastia hannoverese.

 

Assolutismo e liberalismo

Fra le due rivoluzioni non ci furono solo i ripetuti tentativi degli Stuart di instaurare un regime assolutistico, ma fu anche proposta da Thomas Hobbes (1588-1679) la teoria che li giustificava e quando fu fondata una monarchia costituzionale e parlamentare, Jobn Locke (1632-1704) elaborò l'ideologia del nuovo modo d'intendere la società politica.

 

Ideologia dell’assolutismo

Thomas Hobbes estese a tutta la realtà il metodo interpretativo proprio delle scienze secondo il filosofo, anche i più complessi fenomeni umani e "spirituali" devono essere interpretati in chiave meccanicistica (esclude il fatalismo).

La realtà deriva solo da forze fisiche e materiali, perché la materia, retta da leggi rigorosamente deterministiche (ogni fenomeno ha una causa diretta e necessaria), è l'unica vera realtà.

L'uomo stesso, che si crede libero, è mosso per natura solo dal proprio egoismo e aspira a godere di tutto ciò che gli dà piacere. Poiché da ciò deriverebbe la continua lotta di tutti contro tutti, gli uomini, spinti da un calcolo puramente utilitario, decisero di sottostare al solo egoismo del sovrano, piuttosto che conservare la propria libertà vivendo nell'angoscia dell'anarchia.

Da questo contratto ideale fra i sudditi nasce dunque lo stato, nel quale l'arbitrio del sovrano, che non ha partecipato al contratto e ha dunque conservato il diritto naturale su tutto, non ha né deve avere limiti di sorta.

È nell'interesse dei sudditi che il potere del sovrano sia assoluto e quindi atto a stroncare sul nascere ogni motivo di contesa e di disordine. Dove nasce la società, ivi cessano i diritti naturali dell'uomo, che secondo l'autore sarebbero solo fonte di anarchia e di tormentosa guerra.

Ideologia del liberalismo

Alle teorie laiche dei diritti naturali e dell’origine contrattualistica dello stato s'ispirò anche il Locke, che però non condivise il pessimismo hobbesiano sulla natura spietata dell'uomo.

Secondo Locke l'uomo è legato ai suoi simili da un sentimento fondamentale di simpatia. I diritti naturali alla libertà, alla vita, alla proprietà e all'autodifesa non portano necessariamente alla guerra di tutti contro tutti, ma ciascuno può esercitarli ordinatamente senza ledere quelli del prossimo.

Perciò la società non nasce sull'abrogazione di tali diritti, ma anzi ha il fine di garantire la loro più efficace e sistematica difesa. I cittadini devono solo rinunciare a farsi giustizia da sé, perché una giustizia pubblica è certamente più capace di imporsi e nello stesso tempo più serena di una giustizia privata.

Se i cittadini pattuiscono di vivere in società e rinunciano all'autodifesa proprio perché l'esercizio dei loro diritti naturali sia meglio assicurato, allora è chiaro che lo Stato deve a sua volta rispettare tali diritti. Se esso li viola, il contratto fra sovrano e cittadini (contratto che il Locke considera bilaterale) viene meno, e i cittadini hanno il diritto-dovere di ribellarsi.